Padre Renzo Adorni

Padre Renzo – da Santhià all’Angola

Padre Renzo durante una celebrazione

Coi ragazzi della scuola che dirige

Con la gente della parrocchia

Sempre alla scuola…


Padre Renzo Adorni, come padre Giuseppe Fiore, ha iniziato il suo cammino verso una vita interamente dedicata alla Missione nel nostro seminario diocesano. Erano gli anni del Concilio Ecumenico Vaticano II e delle aperture da parte delle diocesi del vecchio mondo alla realtà delle missioni in quelle terre che allora si iniziavano a chiamare Terzo Mondo. I missionari incontravano finalmente aperte le porte dei seminari ed i loro racconti e inviti trovavano terreno fertile nell’animo dei giovani seminaristi più coraggiosi e generosi. Le “Narrazioni” di padre Carmine Carminati furono il germe della vocazione che portò il futuro padre Renzo da Vercelli a Genova nella casa madre della Società Missioni Africane. E di lì prese avvio una vita completamente dedicata all’Africa, con varie tappe, l’ultima delle quali è Kikolo pariferia di LuandaAngola, a cui si riferiscono le foto su riportate.

Le tappe della vita sacerdotale di padre Renzo

Giovedì 4 settembre 2014 ho potuto incontrare padre Renzo che si trova a Santhià per un breve periodi di riposo. Approfitto del colloquio che mi concede per completare per il nostro sito la sua biografia e per un ricchissimo scambio di impressioni, idee, sensazioni e testimonianze sul mondo missionario ed in particolare sull’Africa.
Dopo l’ordinazione sacerdotale padre Renzo va per due anni in Francia dove studia ed vive le sue prime esperienze pastorali.
La prima destinazione in Africa è la Costa d’Avorio dove rimane per 8 anni.
Rientra in Italia per curarsi delle tante malattie endemiche africane contratte in questi primi otto anni ivoriani e nello stesso tempo gli viene richiesto un servizio nella sua Società Missionaria come economo.
Recuperata pienamente la salute eccolo nuovamente in Africa nel nord della Nigeria nella diocesi di Kadmakanu. L’apostolato nigeriano dura ben 15 anni.
Segue un nuovo periodo italiano, in cui si può dire che il missionario africano segue le sue pecorelle più povere e bisognose: all’interno del Centro Missionario della diocesi di Bitonto viene avviato un progetto per il recupero delle prostitute Nigeriane che in quegli anni invadono le strade italiane. Padre Renzo mette nel progetto le competenze linguistiche e relazionali acquisite negli anni di apostolato nigeriano e la generosità del suo cuore missionario.
Poi l’inizio dell’esperienza in Angola che dura ormai da 15 anni. Padre Renzo è parroco nella periferia di Luanda. Luanda è una megalopoli di più di 6 milioni di abitanti. Il centro direzionale ne ha solo 250.000. Il resto della popolazione occupa una vasta periferia in cui quasi tutti i servizi essenziali sono ancora precari o saltuari. In questa parrocchia Padre Renzo dirige anche cinque scuole che ospitano complessivamente 7200 alunni. Sempre all’interno della parrocchia tre comunità di suore, di cui 2 africane e una benedettina, gestiscono altre scuole con altri settemila alunni per un totale di utenza scolastica di oltre 14.000 alunni. Nel sistema scolastico angolano le scuole delle missioni, come in altri paesi emergenti, offrono una garanzia di serietà e di efficienza. La gestione è affidata ai missionari, il governo paga gli stipendi di circa il 50% del personale, la missione attraverso anche il contributo delle famiglie deve farsi carico dell’altro 50% e di tutte le altre spese. Per farmi capire di cosa si parla vista la dimensione della popolazione scolastica, padre Renzo mi dice che solo per l’acqua deve spendere 300 dollari al giorno. Poi ci sono i generatori per l’energia e tutto il resto della manutenzione. Ma grazie alla qualità del servizio offerto e alla serietà e trasparenza della gestione le scuole vanno avanti. Il comitato dei genitori si riunisce una volta al mese ed è questo stesso organismo a stabilire l’ammontare del contributo che ogni famiglia deve dare alla vita della scuola stessa.
Padre Renzo mi parla con orgoglio di una sua intuizione che negli anni si è rivelata vincente: invece dello slogan “adotta un bambino (intendendo con questo termine un alunno)” da anni lui parla di “adotta un maestro”, progetto che gli ha garantito di crescere negli anni un corpo docente di una certa qualità, serio ed aggiornato. Come in altre situazioni descritte in queste pagine anche a Luanda i governi locali dimostrano di rendersi conto della preziosità del tessuto delle scuole gestite dai missionari e se da un lato partecipano economicamente alla loro gestione, dall’altra non si fanno problema ad avanzare richieste anche pesanti in nome del progresso e della giustizia sociale. Padre Renzo mi parla della recente richiesta avanzata dal governo affinchè nelle scuole che gestisce e che per il momento offrono un curricolo scolastico che comprende l’anno del kinder più i 9/10 anni di quella che è l’istruzione di base, vengano istituiti anche i corsi dell’undicesimo, dodicesimo e tredicesimo anno che completerebbero l’istruzione secondaria aprendo poi le porte dell’Università ai suoi alunni. Una richiesta del genere comporta più aule, laboratori (chimica, fisica, informatica ecc…) e “per il momento” dice padre Renzo “non saprei proprio come fare…”.

Ceridono Gian Mario
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